USA, famiglia Obama : “Vote to Hilary”

I coniugi Obama, attuale presidente Americano e first Lady, non hanno dubbi: “Hilary è la persona Giusta!”
Così hanno concluso l’ultimo discorso alla convention di Philadelphia per dare tutto il suo appoggio a Clinton: “Nessuno oggi è preparato quanto lei per guidare questo paese”. Per marcare le differenze tra i democratici e i repubblicani di Trump. E per difendere la sua eredità politica.
Il presidente uscente incorona la ex First Lady: “Sa cosa significhi prendere una decisione nello Studio Ovale” È la consacrazione più importante, più autorevole, e anche quella che può spostare più voti. Barack Obama arriva alla convention di Philadelphia a portare il suo appoggio a Hillary Clinton, il giorno dopo la storica nomination per la donna in corsa per la Casa Bianca. “È lei la persona adatta, l’ho vista lavorare al mio fianco, nessuno oggi è preparato quanto lei per guidare questo paese. Hillary è una che vi difenderà, è una che non molla mai”. Obama arriva a Philadelphia al termine di una giornata segnata dal”caso Trump-Putin”: l’inaudita frase con cui il candidato repubblicano ha invitato la Russia a catturare e rivelare le email segrete di Hillary. Un altro gesto anomalo, senza precedenti, l’ammiccamento verso una potenza straniera, l’occhiolino a un avversario come Vladimir Putin, l’invito a interferire in una campagna elettorale della più antica liberal-democrazia del mondo. La vera sorpresa però a Philadelphia è la comparsa di Hillary Clinton sul palco accanto a Barack Obama al termine del discorso del presidente Usa. Un lungo abbraccio tra i due suggella il passaggio di testimone: “Sono molto orgoglioso di te – ha detto Obama rivolgendosi alla Clinton -. Non sono mai stato così ottimista sul futuro dell’America. Come non potrei esserlo dopo tutto quello che abbiamo raggiunto insieme. Sotto molti punti di vista il nostro Paese è più forte e più prosperoso di quando abbiamo iniziato, ma resta ancora del lavoro da fare”.
È stata una serata importante per Obama. Mancano ormai cento giorni all’elezione, a gennaio lui dirà addio alla Casa Bianca. Ma nel voto dell’8 novembre si gioca la sua eredità. Aiutando Hillary lui difende anche se stesso, il lavoro che ha fatto, la sua immagine futura. Una vittoria repubblicana – chiunque fosse stato il candidato – avrebbe probabilmente segnato l’inizio dello smantellamento delle sue riforme a cominciare da quella sanitaria. Avrebbe segnato comunque la rivincita di Wall Street, e della lobby petrolifera che finanzia le campagne negazioniste sul cambiamento climatico. Una vittoria di Trump oltre a tutto questo rappresenta un salto nel buio, la vittoria di un’America razzista e intollerante, forse anche un imbarbarimento e un pericolo per la democrazia. Obama può ancora fare molto, da qui all’8 novembre. Come presidente ha avuto alti e bassi, successi e sconfitte, ma come lottatore in campagna elettorale si è dimostrato imbattibile, a due riprese. Ha ancora carisma in abbondanza, piace ai giovani, può trascinare neri e ispanici alle urne. In una sfida elettorale che in larga parte si gioca sull’affluenza alle urne, dove vince chi sa mobilitare di più la propria parte, il presidente sarà un infaticabile propagandista di Hillary. Le incognite sono per lo più esterne: violenze razziali o attentati terroristici possono ancora fare il gioco di Trump.