Sterlina ai minimi storici

Nella giornata della Brexit, Piazza Affari affonda. Per la Borsa di Milano, dove il Ftse Mib perde il 12,48% e l’All Share il l’11,75%, è un tonfo storico, il più drammatico mai registrato. Il collasso non risparmia quasi nessuno, ma a precipitare sono soprattutto i titoli delle banche. Unicredit e Intesa Sanpaolo lasciano sul terreno oltre il 20%, fanno lo stesso Bper (-23,31%), Bpm (-22,78%), Banco Popolare (-23,30%), Mediobanca (-21,22%) e Ubi (-20,69%). Profondo rosso pure per Unipol (-18,58%), Mediaset (-17,17%), Generali (-16,77%), Telecom Italia (-16,62%) e Montepaschi (-16,43%). Limitano i danni Luxottica (-3,33%), Campari (-4,28%), Ferrari (-4,85%) e Tenaris (-5,04%). Dopo una fiammata iniziale, tiene lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi che chiude a 154 punti per un rendimento dell’1,48 per cento. L’incertezza scatena le vendite anche a Francoforte (-6.82%), Parigi (-8,04%) e Londra (-3,15%). Alla fine, il conto è salatissimo: bruciati 637 miliardi di capitalizzazione.

Sul fronte dei cambi la sterlina, dopo aver toccato i minimi dal 1985 sul dollaro, a 1,3406 ha recuperato a 1,3732 che rappresenta comunque un minimo dalla primavera 2009. Rispetto all’euro, la valuta britannica scambia a 0,815 sui valori di giugno 2014. Il rapporto fra euro e dollaro si attesta a 1,1112 mentre il rapporto fra dollaro e yen si attesta a 102,185. L’incertezza sui mercati e sulle prospettive dell’economia affossano anche il prezzo del petrolio con il Wti in calo del 4,4% a 47,91 dollari al barile.

Il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, dichiara di essere già pronto a «prendere tutte le misure necessarie per garantire la stabilità finanziaria e monetaria: le nostre banche dispongono di 600 miliardi di sterline in liquidità, e hanno la flessibilità necessaria a fornire investimenti per imprese e famiglie. Abbiamo la forza necessaria per adeguarci ai nuovi rapporti e accordi commerciali che si renderanno necessari nei prossimi anni».

Secondo il Brexit Sensitivity Index realizzato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s, che tiene conto di export verso il Regno Unito, flussi migratori e investimenti stranieri, l’Italia sarebbe tra la nazioni meno vulnerabili agli effetti del referendum. Il Paese più a rischio nell’eurozona sarebbe invece la Spagna, ottava nella classifica generale dei venti mercati presi in considerazione.

Francesca Pisciotta

Femminista nell’anima, mi nutro di buon cibo, tecnologia e serieTV. Non sto mai zitta, per questo ho deciso di fare Radio, solo così le mie parole potranno volare libere nell’etere. Sogno spesso di poter raggiungere un’altra me in un altro universo parallelo dove magari le cose mi vadano un po’ meglio. Purtroppo così non è quindi mi faccio un’altra birra e vado a dormire che s’è fatta na certa!