Pubblicità social più di giornali 2020

Mentre Google e Facebook hanno annunciato una stretta contro le notizie cosiddette “fake”, accusate di fomentare rivolte elettorali in diversi stati, tra cui gli USA al voto di novembre, e Twitter inizia ad adottare una policy contro il diffondersi dell’”odio in rete”, i social media non solo non subiscono alcuna battuta d’arresto, ma entro la fine del decennio, stima l’agenzia di advertising Zenith, i ricavi pubblicitari da loro maturati supereranno quelli dei giornali.

Le stime prevedono una crescita media dei primi del 20% all’anno e tale da raggiungere i 50,2 miliardi di dollari nel 2019, contro i 50,7 miliardi dei giornali. L’anno successivo, però, i primi supereranno abbondantemente i secondi, in termini di introiti derivanti dalla pubblicità. Facebook e Twitter, i due principali social network del mondo, peseranno nel 2019 per il 20% dell’intera raccolta pubblicitaria online, in rialzo dal 16% di quest’anno.

Quanto ai tassi di crescita dei ricavi pubblicitari totali, l’anno prossimo e nel 2018 dovrebbero essere del 4,4%, del 4,1% nel 2019. In valore assoluto, quest’anno dovrebbe attestarsi a 524,5 miliardi di dollari, di cui 188,7 negli USA, 105,5 in Europa e 176,4 nell’area Asia-Pacifico.

L’anno prossimo, la pubblicità digitale dovrebbe ammontare a un terzo dell’intero fatturato nel settore, mentre si calcola che l’area a maggiore tasso di crescita sia quella dei video online (+18%), che entro il 2019 arriverebbe a 35,4 miliardi, nettamente di più dei 25 attesi per le radio. In ogni caso, resterebbe ancora molto indietro rispetto alle TV, valendo alla fine del decennio meno di un quinto del mercato di queste ultime.

E’ chiaro come questo spostamento massiccio di risorse dalla stampa cartacea e dalle TV a internet sia dovuto alla diffusione esplosiva delle nuove tecnologie, grazie a smartphone, tablet, PC e portatili, che rendono possibile usufruire massivamente dei contenuti digitali. Per la cronaca, anche il nostro Investire Oggi riesce a diffondere i propri contenuti, grazie alla pubblicità online, che in questo senso va interpretata quale occasione straordinaria di ampliamento dell’offerta informativa e, quindi, di pluralismo culturale.