Nuove regole per i Lavoratori della Pubblica Amministrazione

Al centro dell’attenzione mediatica sulla Scuola c’è sicuramente da un lato la chiamata diretta dei presidi (e le polemiche ad essa connesse) e il nodo del concorso scuola 2016 (con le critiche per il numero elevatissimo di bocciature). Eppure, queste sono giornate importanti sia per quanto riguarda il rinnovo del contratto del personale scolastico sia per quanto concerne la riforma della Pubblica Amministrazione, sulla cui bozza sta lavorando il ministro Madia. Sulla prima questione c’è stato il confronto tra sindacati e governo e i primi hanno fatto notare come i 300 milioni messi a disposizione per l’aumento degli stipendi siano un cifra del tutto insufficiente e da rivedere a rialzo. Sulla seconda questione, c’è un intervento di Marcello Pacifico dell’Anief che intenderebbe dimostrare gli effetti nefasti sul mondo della scuola della riforma della PA.
È in discussione anche la bozza della riforma della PA che dovrebbe divenire legge dello Stato entro il mese di febbraio 2017. Tempo per le discussioni sembra, dunque, esserci e così il sindacato Anief ha deciso di intervenire per chiarire quali sono le contraddizioni di questo processo di riforma se applicato alla specificità del mondo della scuola. I nodi sono essenzialmente due, uno che riguarda i licenziamenti e l’altro che concerne gli scatti stipendiali e il contratto.
Ogni anno, tutte le amministrazioni pubbliche devono segnalare le eccedenze nel personale a partire da un’analisi di carattere funzionale e basata sulla situazione finanziaria; il trasferimento delle ‘eccedenze’ deve essere entro i 50 km dall’attuale posto di lavoro e, qualora non sia possibile, il lavoratore viene messo in ‘disponibilità’, cioè prende l’80% dello stipendio pur non lavorando; se entro due anni, il lavoratore in ‘disponibilità’ non accetta alcun altro posto di lavoro, anche se con inquadramento professionale ed economico più basso, viene licenziato definitivamente
Non vi saranno più aumenti automatici in busta paga, in connessione all’anzianità del servizio, ma vi potranno essere comunque soltanto se il dirigente lo ritiene opportuno nella percentuale massima del 20% dei suoi dipendenti. Si tratta, per il mondo della scuola, di tagliare l’unica possibilità di avanzamento di carriera, rendendo il docente, secondo l’Anief, un comune impiegato di una comune azienda privata.
La risposta dell’Anief è piuttosto dura, sia sulla bozza del decreto in generale sia per quanto riguarda la sua possibile applicazione integrale anche al mondo della scuola. Si parla di umiliazione e si chiede se sia possibile per un lavoratore ATA vivere dignitosamente con mille euro al mese e se per un docente sia adeguato ricevere uno stipendio che potrebbe non muoversi più dai 1280 euro che rappresentano la paga base. L’accusa è rivolta anche al mancato adeguamento degli stipendi, bloccati oramai da circa 8 anni, ai quali si aggiungerebbero, a partire dall’anno prossimo, anche i licenziamenti più facili e il blocco automatico degli aumenti stipendiali.
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