Incontro Erdogan-Putin. Nuovo asse strategico?

L’Europa non è più l’ombelico del mondo, sembra volerci dire questa inedita diplomazia mediorientale. Certamente, la dipendenza dalle forniture di idrocarburi dalla Russia e la crisi ucraina, così come il ruolo chiave della Turchia per l’emergenza immigrazione nei paesi Ue – grido di guerra del populismo quasi ovunque in ascesa – non ci consente alcuno smarcamento alla Ponzio Pilato. Le cancellerie europee hanno davanti situazioni nuove e dovranno essere più rapide e efficaci nel cercare equilibri che possano tenerne conto.
Le alleanze consuete sono meno forti e tutt’altro che stabili, nel mondo. Nel sistema internazionale, oggi tutto cambia in fretta. La Russia, e a quanto pare la Turchia, agiscono secondo quello che gli analisti diplomatici definiscono “opportunismo costruttivo”, ovvero cercano di ottenere ciò che si può ottenere subito a seconda delle circostanze, al di là di ogni altra considerazione – alleanze tradizionali comprese. Non è una strategia da copiare. Non è nemmeno una strategia, in effetti. Ma implica immaginazione e originalità. Concetti che sembrano da tempo essere  quasi del tutto assenti nelle menti dei responsabili delle politiche estere occidentali.
Nell’agenda dell’incontro di San Pietroburgo, anche i rapporti economici. In particolare, russi e turchi hanno ripreso a parlare di Turkish Stream, gasdotto il cui sviluppo fu congelato nel novembre scorso con danni per 760 milioni di euro per la committente italiana Saipem, che in merito ha aperto un contenzioso con il colosso energetico statale russo Gazprom. I turchi insistono per riportare in vita il progetto. I russi meno. “Difficile vada in porto”, dice Kortunov: “Costa troppo ed era solo un ripiego rispetto al progetto South Stream, che riguardava i rifornimenti di gas all’intera Europa”. South Stream è stato bloccato dalle sanzione anti-russe seguite all’intrusione di Mosca negli affari interni ucraini sfociata nell’annessione della Crimea. Recentemente l’Ue ha dato alla Bulgaria, uno dei Paesi attraversati dal gasdotto, il permesso di riprendere le trattative con la Gazprom. E secondo fonti bulgare sentite dal Riac, “sono effettivamente già riprese” – rivela Kortunov.