Decaro alla guida dell’ANCI

Diventare presidente dell’Anci nella mia città ovviamente mi rende particolarmente orgoglioso, così come rende orgogliosi i miei cittadini. Divento presidente con loro e grazie a loro. Il mio slogan in campagna elettorale era ‘il mio sindaco siamo noi’. Ora vorrei trasformarlo in ‘il mio presidente dell’Anci siamo noi’. Io non sarò il vostro presidente, sono uno di noi che ha la responsabilità di rappresentare tutti noi. In questa squadra vorrei ci fossimo tutti, anche quelli che stamane mi hanno detto che sarebbe opportuno che ci fosse un cambiamento. Io voglio che anche queste persone siano nella squadra per attuare il cambiamento”. Appena aperti i lavori, subito è passato il voto per il nuovo presidente dato per favorito, come di una pratica da sbrigare il prima possibile.

Il successore di Fassino al vertice dell’Associazione dei Comuni è il dem renziano Antonio Decaro, sindaco di Bari e “padrone di casa”. E aggiunge, nel suo discorso d’insediamento: “Farò il presidente dell’Anci parlando con tutti e ascoltando tutti, esattamente nella stessa maniera in cui fanno i sindaci. I sindaci non chiedono al cittadino per chi hanno votato, e a quale partito è iscritto. Ascolterò alla stessa maniera la sindaca di Roma e il sindaco di Moncenisio”.

Era il favoritissimo Decaro, e così è stato. Ma il mare non era certo calmo. Dalle parti degli M5s, ad esempio, col sindaco di Livorno Filippo Nogarin che, a nome dei pentastellati, subito aveva dichiarato: “Non prendiamo parte alla votazione, decisione unanime, e a fine gennaio saranno tirate le fila”, dunque decideranno se restare o meno in Anci. Con  Virginia Raggi, sindaco di Roma, che appoggia la linea: “Confermiamo la nostra astensione e valuteremo fino a gennaio i passi che il nuovo presidente saprà fare, augurandoci che vada nella direzione dell’interesse dei Comuni”. Ma col sindaco di ParmaFederico Pizzarotti che aveva scelto la strada opposta, “Io voto assolutamente per Decaro: l’ho conosciuto  e con lui c’è la possibilità concreta di lavorare bene. Le caratteristiche ci sono, diciamo che è una via di mezzo tra Enzo Bianco e Matteo Ricci”. E aggiunge l’ex grillino, vicepresidente Anci : “Penso comunque che l’idea dei 5 stelle di uscire dall’Associazione non sia un bel segnale per i cittadini”.

In corsa c’erano anche il sindaco Pesaro Matteo Ricci, e quello di Catania, Enzo Bianco. Il primo ha rinunciato in favore di Decaro. “Sono convinto – aveva fatto sapere all’inizio del mese – che Decaro sia un ottimo candidato. Auspico si possa arrivare a una piena convergenza istituzionale su di lui”. E il 4 ottobre Ricci è stato nominato il nuovo responsabile Enti locali del Pd. L’ex ministro dell’Interno Bianco, invece, era un candidato istituzionale nel caso non si fosse trovato un nome su cui convergere.

Sullo sfondo del voto per la successione varie questioni: i movimenti interni al Pd, il crescente peso del M5s e il decreto Enti locali. Decaro, vicino all’inquilino di palazzo Chigi, garantisce un presidio forte nell’Associazione dei Comuni. Ma allo stesso tempo è anche molto vicino al presidente della Puglia Michele Emiliano, con cui ha lavorato a lungo e di cui è il successore a Bari. E se i toni tra Renzi ed Emiliano, dal referendum sulle trivelle in avanti, sono andati sempre più accendendosi, sia dentro che fuori gli appuntamenti di partito, la scelta di Decaro potrebbe rappresentare la firma di una pace armata.

Resta invece in secondo piano nell’immediato quella che potrebbe essere la vera mina dei prossimi mesi per l’Anci, cioè la questione del M5s. Dopo aver conquistato Roma e Torino, i pentastellati hanno alzato la voce anche dentro l’organizzazione. “Decideremo a gennaio e una reazione forte che potrebbe anche essere l’uscita dall’Anci”, così aveva spiegato la stessa sindaca due giorni fa, al termine di una riunione dei primi cittadini pentastellati a Montecitorio.

Il messaggio è chiaro: i grillini non accetteranno serenamente un’ Anci a totale trazione renziana. E la posta in gioco è alta. Minacciando di portando via la Capitale e Torino, una delle più importanti città industriali del nord, svuoterebbero l’Associazione, rendendola assai meno “pesante”. Ma il neo-presidente ha già provato a rassicurarli: “Venite in squadra con me e da oggi mi dimentico di avere una tessera di partito perche’ appartengo a un partito unico, quello dei sindaci, quello piu’ votato nel nostro Paese”. E rivolto al governo: “Noi sindaci abbiamo una sola richiesta: liberateci dai vincoli. Da quelli normativi e dal blocco del turn over, perché se vengono liberati i sindaci, l’Italia tornerà a volare”. “I sindaci sono l’ossatura del Paese – ha aggiunto – sono i più amati e i meno pagati, i più vicini all’esistenza e alle speranze dei cittadini, è giusto che tutti lo sappiano perché siamo stanchi di fare i compiti a casa prima e meglio degli altri e di ricevere solo bacchettate”. Ha poi ringraziato il presidente uscente, Fassino, “una persona perbene e un galantuomo”.