Ariana Grande. One Love Manchester, il concerto

Manchester ha dunque risposto all’invito di Ariana Grande, sfidando la paura, pur sapendo che a Londra quella stessa paura è tornata a colpire meno di 24 ore fa, sconvolgendo il sabato sera della Capitale, spargendo dolore in altre famiglie. Ma non esserci, stasera, sarebbe stato come darla vinta alla morte senza nemmeno provare a giocarla, la partita della vita. Nervosi ma decisi, giovani e adulti sono affluiti verso il glorioso Old Trafford Cricket Ground, anno di fondazione 1857 e capienza da 50mila posti, avvolti da una sorveglianza tornata al massimo livello. Prima di accedere all’area del concerto, perquisizioni individuali per tutti e polizia armata ad ogni angolo dell’impianto. Non è certo il clima di una festa, piuttosto quello di una prova da superare.
Apre Marcus Mumford, seguono i Take That. E la folla può finalmente sciogliersi nella gioia della musica. Le telecamere sorvolano il prato dell’Old Trafford Cricket Ground, completamente gremito, un mare di mani che salutano. Benvenuti al Manchester One Love, il concerto di beneficenza voluto da Ariana Grande a favore delle famiglie colpite dall’attentato del 22 maggio.
“We are Giants!” canta la gloriosa “ex” boyband, come per rendere onore al coraggio di chi questa sera c’è. “Guardate verso il cielo e cantate forte” esorta al microfono Gary Barlow. E il coro oceanico intona Stars Are Coming Out Tonight. Poi nello stadio è tripudio per l’entrata in scena, presentato dai suoi ex compagni dei Take That, di Robbie Williams. La sua canzone, Strong, per onorare Manchester. Che risponde all’unisono: “We’re strong…”. Ancora Robbie guida il coro con Angels, perfetta per catalizzare la commozione che aleggia nello stadio.
Sui maxischermi, il videomessaggio dagli U2: “Il nostro cuore è con voi”. E arriva Pharrell Williams, grande produttore e musicista americano che riprende Get Lucky, grandissimo successo “disco” condiviso con i Daft Punk. “Non vedo nessuna paura in questo luogo, solo amore” dice al microfono Pharrell, chiamando in scena Miley Cyrus per un duetto sulla celeberrima Happy. I Minions non ci sono, forse solo evocati dal giallo che invade il megaschermo, ma intanto ballano tutti. Ma Miley riporta tutti ad assumere un contegno: “Dobbiamo essere ogni giorno ciò che diciamo di essere…”. La canzone che segue, acustica, è una ballata, Inspired: “How can we escape all the fear, all the hate…”. Un paio di brani a testa, questo il copione. E allora spazio alla freschezza ritrovata dell’ex One Direction Niall Horan con Slow Hands e, a seguire imbracciando la chitarra, This Town: “Divertete come le cose non cambino mai in questa vecchia città”.
La musica per qualche minuto tace. Scooter Braun, il manager di Ariana Grande, entra in scena e ringrazia tutti, soprattutto i giovanissimi che sono ancora qui: “Avete fatto qualcosa di grande. Avete sfidato la paura. L’avete guardata in faccia per dirle: Noi siamo Manchester! E il mondo vi sta guardando”. Il manager legge lettere di ragazzine che hanno perso i loro amici. Ma le lacrime lasciano il posto all’ovazione quando, concludendo, il maestro di cerimonie chiama a gran voce lei, Ariana Grande. E’ il suo momento. Attorniata dal suo corpo di ballo, la popstar inizia il suo set con la dance di Let It Go, mentre le fan innalzano urla e cartelli. Ariana stasera è in jeans, stivali, capelli legati in una lunga coda. che cade sulla felpa bianca su cui campeggia la scritta: “We love (simboleggiato da un cuore) Manchester”. Ariana per il momento non dice una parola. Mentre viene sommersa da una pioggia di festoni rosa, parte il videomessaggio da Stevie Wonder: “Love is the way…”.
Ariana intona per un duetto con Victoria Monet dal titolo incoraggiante: Better Days. E’ solo un altro assaggio di Ariana, che  a sorpresa si schiera con i Black Eyed Peas per sostituire la voce della storica componente Fergie, la cui assenza sembra confermarne l’uscita dalla band. Gossip a parte, non può che essere Where Is The Love la canzone, una domanda che torna a risuonare, attualissima, mentre il mondo vive tempi davvero duri. Altra sorpresa, perché non prevista nella scaletta, l’entrata in scena della cantautrice britannica Imogen Heap: Hyde and Seek, magico pianoforte solo, vocalità dagli echi celtici, stadio che segue la musicista in perfetto silenzio.
Il videomessaggio di David Beckham, grande ex campione del Manchester United. “Come padre, quanto accaduto a Manchester mi ha fatto soffrire molto. Ma ora sono orgoglioso di ognuno di voi”. Torna Ariana Grande. Questa volta canta la romantica You Are My Everything accompagnata da un coro vocale di giovanissimi studenti in divisa. La popstar ne abbraccia uno, gli passa la mano tra i capelli, accarezzando idealmente tutti i suoi giovanissimi ammiratori. E’ invece un grande abbraccio quello che Ariana riserva al ritorno sul palco di Miley Cyrus. Ancora un duetto, le due amiche sedute sui gradini: Don’t Dream It’s Over, successo dei Crowded House noto anche per la cover che ne fece Antonello Venditti (Alta Marea). Poi Ariana commossa si rivolge al pubblico: “Vi amo tantissimo, grazie per essere qui”.
Katy Perry, capelli platinata e piume candide: “L’amore batte l’odio e batte la paura. Toccate la persona che è accanto a voi, entrate in contatto l’uno con l’altro. E ditevi: ti voglio bene”. Quindi offre una versione acustica di Part Of Me, con un ritornello che stasera è rivolto a chi vuole stravolgere il nostro quotidiano: “Questa è una parte di me che non mi porterai mai via”. Poi Katy ruggisce: Roar, il pubblico è un unico, ritmico battito di mani: “Ho l’occhio della tigre, un lottatore che danza introno al fuoco”. Subito dopo è l’intero Old Trafford a ruggire, letteralmente, quando in scena compare Justin Bieber che con la chitarra acustica si accompagna in perfetta solitudine in Love Yourself e Cold Water. Ma Justin non è solo e lo sa. “Love! Love! Love! Love!” urla l’idolo, la folla risponde come la curva di uno stadio. Una telecamera inquadra un bobby, un agente di polizia, che danza in girotondo mano a mano con quattro ragazzine.
Tra la raffica di videomessaggi, anche quello di sir Paul McCartney, che ringrazia Ariana Grande e invia “amore, a tutti voi”. Anche Chris Martin dei Coldplay accolto da un’ovazione, ringrazia Ariana Grande e assieme al chitarrista Jonny Buckland regala una cover di Don’Look Back in Anger, tributo a Manchester e ai suoi “figli” Oasis. Canta tutto l’Old Trafford Cricket Ground. E arriva anche il momento degli accendini. Che si moltiplicano per magia  quando il bassista Guy Berryman e il batterista Will Champion raggiungono Chris e Jonny. Così, in questa atmosfera incredibilmente intima, i Coldplay al gran completo intonano per Manchester anche il loro canto d’amore, Fix You, e di vita, manco a dirlo Viva la Vida. Perfetta per l’occasione, Something Like This: “Non cerco un supereoe, solo qualcuno verso il quale io possa voltarmi, qualcuno che io possa baciare”.
I Coldplay evocano gli Oasis e una parte dei mancuniani del brit-pop si materializza per davvero: Liam Gallagher, eskimo d’ordinanza, i Beady Eye a sostegno e l’inno Rock’n’Roll Star da cantare tutto d’un fiato. Ma nessuno potrà dimenticare l’immagine di Chris Martin che imbraccia la chitarra e si mette al servizio di Liam in Live Forever
A Manchester ha prevalso la volontà di andare avanti. “Dopo i fatti di Londra, il concerto non solo si fa, ma per uno scopo ancora più grande”, detta il manager di Ariana, Scooter Braun. “Sarà un messaggio all’odio e alla paura: non vincerete mai – prosegue il comunicato -. Non dobbiamo aver paura e in tributo a quanti sono stati colpiti qui ma anche nel mondo, metteremo assieme le nostre voci e canteremo ancora più forte”. Nella notte di Manchester, la voce di Ariana Grande si è davvero unita a quelle dei tanti amici che hanno voluto portare il loro piccolo aiuto. Per un piccolo grande miracolo, ripensando a 24 ore fa.

Francesca Pisciotta

Femminista nell’anima, mi nutro di buon cibo, tecnologia e serieTV. Non sto mai zitta, per questo ho deciso di fare Radio, solo così le mie parole potranno volare libere nell’etere. Sogno spesso di poter raggiungere un’altra me in un altro universo parallelo dove magari le cose mi vadano un po’ meglio. Purtroppo così non è quindi mi faccio un’altra birra e vado a dormire che s’è fatta na certa!